Tasse/Tematiche

Da ciascuno secondo le proprie capacità

Negli ultimi mesi il dibattito sul tema delle tasse per gli studenti universitari è tornato centrale, tra chi lotta per difendere i diritti degli studenti e chi invece – prendendo spunto da discutibili modelli esteri – afferma che le tasse nei nostri Atenei siano al momento troppo basse.

Anche grazie allo zelo di alcuni noti economisti ed al supporto mediatico di importanti testate, si sta sempre più diffondendo una visione liberista – secondo cui l’Università dovrebbe essere finanziata esclusivamente dai fruitori del servizio che offre – che porta a considerare sempre più noi studenti come meri “consumatori” e finisce per trattare la conoscenza prodotta nei nostri Atenei alla stregua di una merce rara, da comprare e vendere a caro prezzo.

Queste posizioni mostrano ancor più quanto sia sottovalutata l’importanza della cosiddetta “terza missione” degli Atenei ed in particolare la loro ricaduta positiva sul territorio in termini economici e sociali. Anche l’ultimo rapporto OCSE “Education at a Glance 2013” ha nuovamente confermato la diretta correlazione tra investimenti nell’istruzione e PIL dei paesi interessati: invece si continua a sostenere in modo miope che gli unici a trarre vantaggio da un percorso universitario siano gli stessi studenti che lo frequentano, e che essi dunque debbano essere chiamati a sostenerne la totalità delle spese, come avviene nelle Università private in cui le rette spesso ammontano a più di 10 mila euro l’anno.

Ora, finchè si tratta delle parole di qualche editorialista, che suonano distanti ed ininfluenti per la realtà delnostro Ateneo, possiamo anche illuderci di essere ancora al sicuro: ma quando ci troviamo ad ascoltare affermazioni simili, anche solo a titolo di boutades, anche all’interno degli organi di governo del Politecnico, ci rendiamo conto di doverci confrontare con questa cultura direttamente nel nostro Ateneo, e non possiamo che essere molto preccupati. Il fatto che si tratti di boutades non rende meno preoccupanti queste affermazioni, soprattutto se provengono da quei componenti esterni che noi – oppositori oggi come ieri della legge Gelmini – non avremmo mai voluto avere come colleghi in Consiglio di Amministrazione.

In ogni caso, un pericolo ancora più concreto ed insidioso è costituito da alcune delle norme introdotte dal nostro ex Rettore durante il suo mandato al MIUR sotto il governo Monti, che perseguono chiaramente una volontà politica di aumentare il concorso degli studenti nel finanziamento degli Atenei. Grazie al Ministro Profumo il tetto massimo fissato per la contribuzione studentesca – fino all’anno scorso pari al 20% del fondo di finanziamento ordinario (FFO) -, che già molte Università non riuscivano a rispettare, è stato sostituito da una nuova soglia che esclude dal conteggio le tasse degli studenti fuoricorso, accomuna tutte le entrate statali al FFO e di fatto liberalizza le tasse universitarie consentendone aumenti indiscriminati.

Questi aumenti non solo vengono resi possibili, ma sono direttamente incentivati dal governo, in particolare con l’introduzione della norma che lega la contribuzione studentesca al calcolo degli indici di indebitamento e delle spese di personale, con ricadute dirette sul turn-over e sulla possibilità per gli Atenei di fare investimenti. Come ha ricordato anche lo stesso Rettore prof. Gilli in una recente seduta del Consiglio di Amministrazione, per mantenere stabili questi indici a fronte di un probabile decremento del FFO, l’unica possibilità potrebbe essere proprio un aumento delle tasse per gli studenti. Ma se questa è l’unica possibilità, l’unica risposta possibile da parte nostra sarà una durissima opposizione ad ogni proposta di aumento. Non pensiamo che possa essere suciente qualche frase rassicurante: da parte del Rettore e dei vertici dell’Ateneo ci aspettiamo una presa di posizione ben più forte, accompagnata da scelte politiche e tecniche coerenti con il ruolo pubblico della nostra Università.

Da anni denunciamo che lo stato di grave definanziamento del sistema universitario pubblico – causato da una politica di tagli orizzontali perseguita in continuità da tutti gli ultimi governi – sta portando ad Atenei sempre più elitari, riservati ai pochi che ne possono sostenere le spese, negando così il carattere pubblico dell’Università ed il diritto costituzionale all’accesso ai gradi più alti degli studi: per questo, a maggior ragione, non potremo mai accettare gli studenti siano chiamati a farsi carico di questo inesorabile impoverimento e che le tasse studentesche servano a mitigarne le conseguenze.

Sentiamo invece con forza la necessità – soprattutto in una fase di smantellamento degli strumenti di welfare per gli studenti – di difendere ed estendere a tutti gli studenti un modello di contribuzione universitaria equo e sempre più marcatamente progressivo. Il sistema oggi in vigore Politecnico, con i suoi 75 livelli contributivi, ha rappresentato una conquista importante in questa direzione e consente già oggi un buon livello di personalizzazione delle tasse. Tuttavia riteniamo che si debba tendere ad un sistema ancora più equo: secondo noi il sistema di contribuzione studentesca ideale dovrebbe essere un modello continuo, senza fasce, in cui l’importo delle tasse che ciascuno deve pagare sia una funzione univoca dell’ISEE dello studente. Crediamo che questo sistema – già sperimentato con successo in altre Università italiane – possa e debba essere introdotto anche nel nostro Ateneo. Inoltre, pur mantenendo transitoriamente l’attuale sistema, sentiamo l’urgenza di renderlo più progressivo, correggendo l’importo della tassa per le singole fasce in modo da incidere sempre meno sui redditi più bassi, per una migliore redistribuzione della pressione contributiva.

Infine, la progressività della contribuzione è un diritto che deve essere garantito a tutti! È indispensabile che tutti gli studenti possano pagare le tasse in base all’ISEE. Noi ci batteremo perché la riduzione delle tasse sia estesa anche agli iscritti part-time ed agli studenti fuoricorso senza nessun limite di anni di iscrizione: non è accettabile che il Politecnico si accanisca contro di loro per una condizione che costituisce già di per sé un grave svantaggio ed in gran parte non dipende dalla volontà degli studenti. Molti iscritti si ritrovano costretti a lavorare per molte ore – di giorno o di notte – per potersi finanziare gli studi, mentre le borse di studio – che dovrebbero essere una garanzia di sostegno, il principale strumento per rimuovere gli ostacoli economici che si frappongono tra i privi di mezzi e l’Università – per effetto dei tagli statali e regionali si sono ormai ridotte ad un premio di cui beneficiano pochissimi fortunati.

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