Lavoro e precarietà/Mobilità/Ricerca

Gilli applaude la nuova FIAT, a perdere sono studenti e lavoratori

Pochi giorni fa, sulle pagine de “La Stampa”, abbiamo potuto leggere le dichiarazioni del Rettore Gilli sul caso Fiat-Chrysler e sul conseguente allontanamento dell’azienda dal polo di Mirafiori.marchionne-insulti biani

“Saremo l’università di riferimento di una grande multinazionale. Studenti e professori non potranno non trarne vantaggio”: queste  le parole riportate dal quotidiano torinese, la lettura delle quali non può che lasciarci sinceramente stupiti e preoccupati. Si è infatti capito ormai da anni come Marchionne, nel tentativo di renderla più competitiva sul mercato, abbia portato FIAT ad intraprendere la via dell’abbassamento del costo della produzione, che si è realizzato nella corsa al ribasso sui salari e nella negazione di tutti i diritti sindacali conquistati in anni di lotte.

Piuttosto che stimolare una crescita in termini di innovazione ed avanguardia, si è deciso di provare a fare concorrenza ai centri di manodopera a costo (quasi) zero. Si sarebbe potuto puntare, per esempio, sulla produzione della Irisbus-Iveco, produttrice di mezzi per il trasporto pubblico, sviluppandone ulteriormente le tecnologie nell’ambito di un disegno di riconversione in senso ecologico e sostenibile della mobilità; si è invece deciso di chiuderla, per concentrarsi invece sui SUV e su veicoli di altissima gamma, particolarmente ricercati sul mercato USA.

Se fino a qualche mese fa il problema era apparentemente solo degli operai, costretti a subire ricatti continui mentre i loro diritti subivano un drammatico smantellamento, ora anche gli impiegati e gli ingegneri subiranno le conseguenze di queste politiche: i centri di ricerca e gli uffici sono storicamente stati vicini agli uffici amministrativi di un’azienda. E così, con lo spostamento della sede legale della casa in Olanda e la quotazione alla borsa di New York, grossa parte di questi settori saranno inevitabilmente allontanati da Torino.

Dopo anni di promesse da parte di Marchionne, promesse di futuri e fantomatici investimenti, si è invece rivelato come il piano fosse tutt’altro che la “Fabbrica Italia”, quanto più la progressiva delocalizzazione, nonostante i miliardi di euro ricevuti da parte dello stato italiano.

Le conseguenze per gli studenti e le studentesse del Politecnico sono dunque evidenti: molte/i saranno spinte/i (o forzate/i) ad emigrare, in mancanza di un centro di ricerca come quello FIAT, con un potenziale enorme a livello europeo. Non illudiamoci peraltro che la nascita di una “grande multinazionale” porti all’applicazione di quelle tecnologie che, attraverso molti progetti, sono sviluppate dal nostro Ateneo in maniera estremamente proficua, all’insegna dell’innovazione e della ricerca continua.

Quella “fuga dei cervelli” che a parole tutti vorrebbero contrastare, viene invece così stimolata e riteniamo dunque inaccettabili e irricevibili le posizioni prese dal Rettore.

Risulta quindi sempre più fondamentale che le battaglie per la tutela dei lavoratori e la riconversione della produzione – portate avanti dalla FIOM negli ultimi anni – diventino le battaglie di noi studenti e studentesse, futuri ingegneri e potenziale motore di un intero paese. Sappiamo che sono necessarie politiche sul lavoro diverse e nuovi investimenti nella ricerca, per ripensare il modello di produzione, a partire dalla FIAT, perché l’Italia torni ad essere un paese all’avanguardia, nel nome dei diritti e del welfare.

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