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Il silenzio del Poli sull’apartheid in Israele

Nell’ultima seduta del CdA del Politecnico, tra le comunicazioni, il nostro Rettore ci ha raccontato del recente viaggio in Israele a cui ha partecipato insieme a molti suoi colleghi tra cui il Presidente della CRUI, una «missione» organizzata direttamente dal Ministero degli Esteri israeliano: ci ha raccontato con entusiasmo di questa visita «focalizzata sugli incubatori d’impresa e sulla commercializzazione dei prodotti della ricerca» insistendo in particolare su questo aspetto e sulla capacità delle Università israeliane di attrarre ingenti risorse grazie al volume di brevetti prodotti. Il racconto si è concluso con l’auspicio di stringere una futura «partnership» e con l’annuncio di nuovi incontri ufficiali con i vertici degli Atenei israeliani.

Ogni frase, ogni considerazione, ogni commento trasudava un’indifferenza intollerabile nei confronti della politica di apartheid, di discriminazione ed oppressione sistematica condotta da Israele contro le popolazioni palestinesi. Un’indifferenza che a questi livelli istituzionali ed accademici rasenta la complicità e che in questi giorni drammatici muove un’indignazione ancora maggiore.

Mentre il nostro Rettore era in «missione» in Israele, Israele preparava l’ultima operazione militare contro la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Mentre il nostro Rettore ci raccontava del suo viaggio, in Palestina, l’Università di Bir-Zeit veniva invasa, rastrellata, perquisita e messa a soqquadro. Di fronte a tutto ciò, se già la noncuranza ed il silenzio risultano gravi, il proposito espresso dal nostro Ateneo di stringere maggiori legami con un sistema universitario che costituisce di fatto lo strumento accademico a sostegno dell’occupazione e della politica aggressiva ed oppressiva di Israele – in cui l’esercito israeliano è il primo investitore in ricerca e sviluppo – rappresenta una scelta estremamente grave che richiama tutti noi ad attivarci perché il Politecnico non se ne possa macchiare.

“Se in situazioni estreme di violazione dei diritti umani e dei principi della morale (…) l’università si rifiuta di criticare e schierarsi, essa collabora con il sistema di oppressione” (Tanya Reinhart)

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