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La dignità di una passerella: non è questa la nostra “Buona Università”!

10983564_10200408309648429_3365888520786466931_oGià dalla prima mattina di mercoledì, 18 febbraio, passando dalla sede centrale del Politecnico si poteva ammirare la straordinaria militarizzazione messa a punto per evitare qualsiasi intoppo e disturbo alla visita del premier Matteo Renzi. Gli ingressi del nostro Ateneo controllati tutto il giorno da ufficiali della Questura, coadiuvati da un numero spropositato di agenti in antisommossa, permettendo l’accesso solamente a chi fosse in possesso del tesserino in dotazione a studenti e personale.

Non più luogo di cultura, aperto e pubblico, nel tessuto sociale cittadino, bensì un’istituzione chiusa alla cittadinanza, così come chiusa è stata la cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico: solamente sette gli studenti ammessi all’interno dell’aula magna, per fare spazio invece a centinaia di rappresentanti del mondo politico e imprenditoriale oltre ad una serie di autorità la cui presenza sarebbe quantomeno discutibile.

Ma la giornata di mercoledì non è stata che l’ultimo momento di una fase di avvicinamento che durava da alcune settimane, durante le quali il clima respirato all’interno della comunità accademica non si può dire sia stato sereno.

Mai il premier durante il suo mandato è stato contestato direttamente: ogni volta che ha fiutato il pericolo se l’è data a gambe, creando il mito di Renzi che scappa, così come noi stessi abbiamo vissuto in occasione dell’11 luglio, quando fu annullato il vertice UE sulla disoccupazione giovanile per timori sull’ordine pubblico.

Anche al Politecnico ogni elemento sarebbe dovuto essere al suo posto, perfetto, dimostrando la compattezza di un Ateneo intero allineato sulle posizioni del suo Rettore, fiducioso nell’operato di un esecutivo “giovane”, nel governo del #cambiaverso. Era tutto pronto per quella passerella che da settimane abbiamo denunciato, in quanto ennesima occasione dove, in maniera assolutamente propagandistica, Renzi avrebbe sfoggiato la sua retorica, senza voci contrarie, ammaliando il suo pubblico.

10997368_1550735281851464_7403157238406973224_nE invece non è andata così: denunciando la totale continuità di questo governo con quelli precedenti, denunciando una svolta che nei fatti non si vede, abbiamo regalato al premier un cappello da giullare, rovinando così l’insopportabile sfilata e portando all’interno dell’aula magna la voce delle centinaia di persone che si sono radunate all’esterno del Politecnico.

La reazione è stata esemplare: il Rettore che prima prova a nascondere la contestazione al grande pubblico, non riuscendoci; uomini della Questura che iniziano a strattonare il nostro studente all’interno, portandolo fuori dall’aula magna per l’identificazione.

L’amministrazione dell’Ateneo ci ha subito accusati di avere danneggiato l’immagine del Politecnico, di averne offeso la dignità, semplicemente esprimendo un dissenso che per fortuna esiste ancora tra chi ogni giorno vive l’Università.

Noi crediamo che il Politecnico abbia perso la sua dignità nel momento in cui si è prestato ad ospitare questa passerella, trasformandosi da istituzione pubblica di formazione e ricerca a strumento di propaganda al servizio del governo e del premier.

In un luogo che dovrebbe permettere, attraverso la formazione, di mettere in discussione l’esistente, non attraverso la vuota retorica della rottamazione, bensì tramite il ripensamento di un modello di sviluppo fallimentare, abbiamo sentito uno dei discorsi più gravi sui temi della formazione dagli anni della Ministra Gelmini: una celebrazione di quella competizione all’interno del sistema universitario che sta contribuendo alla sua frammentazione, mettendo in contrasto atenei “virtuosi” di serie A ed Atenei di serie B che subiscono tagli durissimi quando avrebbero invece necessità di nuovi investimenti.

Insomma, non sembra che l’idea di Renzi della “Buona Università” sia cambiata rispetto al 2011, quando si espresse auspicando la chiusura della metà delle Università italiane, imputando alla ministra Gelmini di non aver fatto un lavoro sufficiente.
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All’interno del Politecnico, uno dei laboratori delle politiche governative sull’Università, da anni vediamo l’applicazione del merito come strumento di esclusione sociale, violando il nostro Diritto allo Studio e rendendo di fatto il nostro Ateneo sempre più elitario e chiuso. Le nostre battaglie negli ultimi anni hanno provato a porre un argine a questa deriva, facendo della difesa dei diritti degli studenti non solo un programma da campagna elettorale, bensì la nostra azione quotidiana: mettendo al centro lo sviluppo di un senso critico, frutto di una crescita collettiva piuttosto che della competizione sfrenata.

Così non lasceremo che il governo Renzi sia libero di sferrare il suo attacco definitivo ad un sistema già al collasso: se il 2015 deve essere l’anno dell’Università, faremo in modo che lo sia sulle rivendicazioni che in tutta Italia da anni portiamo in piazza, per un’Università pubblica, libera e accessibile a tutti/e!

Collettivo Alter.POLIS

 

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