Diritto Allo Studio/In movimento

Una nuova residenza Edisu nel complesso della Cavallerizza: ma a che costo?

15258564198_09d8a37798_oNelle ultime settimane abbiamo assistito a una brusca accelerazione delle manovre, guidate dalla Giunta Comunale con il coinvolgimento di numerosi altri attori pubblici e privati, per la spartizione e la vendita della Cavallerizza Reale, un complesso architettonico storico di immenso valore, patrimonio dell’umanità Unesco, che il Comune intende “spezzettare” e mettere sul mercato, proprio come un predatore che ha dribblato ogni ostacolo e sente di avere ormai catturato la preda. L’ultimo ostacolo che si oppone alla conclusione della vicenda è l’Assemblea Cavallerizza 14:45, espressione della cittadinanza torinese attiva e resistente che da molti mesi, organizzandosi in assemblee pubbliche, ha occupato e riaperto lo stabile della Cavallerizza, restituendogli così quel valore sociale e comune che l’amministrazione locale aveva calpestato e continua a calpestare.

Dopo mesi di parole fumose e finte promesse nei confronti degli occupanti-liberanti, martedì scorso (31 marzo) il Comune ha avviato con la firma del Sindaco l’ufficializzazione del Protocollo d’Intesa, documento  di indirizzo sulla futura destinazione e sugli interventi che toccheranno in sorte alla Cavallerizza Reale; oltre al Comune, i firmatari del Protocollo sono Regione Piemonte, Soprintendenza per i Beni Culturali Paesaggistici, Università di Torino, EDISU, Compagnia di San Paolo, Fondazione Teatro Stabile, Fondazione Teatro Regio, Accademia di Belle Arti e Cartolarizzazione Città di Torino.

Il tanto celebrato “processo partecipativo” che l’assessore Passoni e l’amministrazione comunale avevano assicurato in estate per coinvolgere i cittadini e l’Assemblea Cavallerizza 14:45 nel processo decisionale relativo al futuro dello spazio non è stato nemmeno simulato; chi si è preso cura da più di un anno della Cavallerizza Reale è stato completamente escluso dalla partecipazione e dalla messa a conoscenza del documento. Di fronte al fatto che neppure il Consiglio Comunale, dove siedono i rappresentanti eletti dal popolo, era informato del documento in questione, il carattere antidemocratico del processo è svelato in tutta la sua disillusa brutalità.

Notiamo inoltre che, a dispetto delle rassicurazioni di Passoni e Fassino circa l’utilizzo culturale della Cavallerizza che verrà, l’inconsistenza tecnica del protocollo lascia aperto qualsiasi scenario e non dà oggi alcuna garanzia: non esistono né un progetto né intenzioni chiare nel documento se non alcune clausole che comunque non vincolano i firmatari a rispettare alcun impegno; basta leggere la presenza della Compagnia di San Paolo e della società di cartolarizzazione comunale per intuire che buona parte dello stabile sarà destinata all’intervento edilizio di “signori del cemento” ben noti in città ed alla successiva realizzazione di interessi privati.

Tra i firmatari del protocollo c’è anche l’EDISU, l’ente regionale per il Diritto allo Studio universitario, al quale è dovrebbe essere affidata l’Ex-Zecca, struttura adiacente alla residenza Verdi, con l’obiettivo di ristrutturarla ed adibirla a residenza universitaria con un cofinanziamento del MIUR attraverso un bando della legge 338/2000.

Va detto con onestà intellettuale che l’opzione di una nuova residenza pubblica nel pieno centro città sia, presa singolarmente, una notizia positiva per quanto riguarda la situazione dei posti letto per i borsisti, che andrebbero così ad aumentare, a patto di adeguati finanziamenti regionali al Diritto allo Studio – ossia superiori a quelli stanziati attualmente – con una riduzione dei costi di gestione derivanti dall’unificazione della struttura con quella della residenza Verdi, che nel frattempo dovrebbe essere riaperta. Ci chiediamo tuttavia se il costo da pagare sia quello di  aderire ad un processo speculativo che mette sul mercato, o per lo meno nelle mani di enti privati volti al profitto, un bene comune così prezioso come la Cavallerizza e ignora con arroganza la richiesta di partecipazione fatta dalla cittadinanza attiva. Se, infatti, il Comune fosse realmente disposto nella situazione attuale a dare l’Ex-Zecca in concessione gratuita all’EDISU per un progetto di residenzialità studentesca, a maggior ragione intravediamo il fortissimo rischio che su altre parti dello stabile sceglierà la strada dell’alienazione per fare cassa e rimpinguare il bilancio comunale oggi ridotto all’osso.

Per questo motivo ieri, nella seduta del Consiglio di Amministrazione dell’EDISU, abbiamo votato contro la firma del protocollo da parte dell’ente ed abbiamo espresso forte preoccupazione nei confronti della gestione del processo da parte della Giunta Comunale; auspichiamo oggi che, di fronte alle perplessità proveniente da molteplici fronti, i vari enti facciano dei passi indietro evitando l’ennesima speculazione su un bene pubblico e culturale. La partita non è ancora finita e, sebbene l’abuso di potere da parte delle istituzioni superi ormai abitudinariamente i limiti dei processi democratici, siamo determinati ad impegnarci con ogni nostro mezzo per supportare la difesa della Cavallerizza da privati e speculatori! La Cavallerizza non si vende!

Riportiamo qui di seguito i due comunicati dell’Assemblea Cavallerizza 14:45 riguardanti gli ultimi sviluppi della vicenda.

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Il Comune per la Cavallerizza ha le idee ben chiare: dopo la firma del protocollo il progetto verrà dato alla Compagnia di San Paolo

Oggi si è svolto un presidio sotto la sede del comune di Torino per chiedere alla Giunta comunale di non firmare il protocollo d’intesa per la vendita della cavallerizza reale proposto dall’ass. Passoni.

La cittadinanza, che da oltre un anno chiede che il bene rimanga pubblico e fruibile a tutti e tutte, è rimasta inascoltata. La giunta ha firmato il protocollo dando un ulteriore via libera alla consegna di un bene pubblico nelle mani degli speculatori.

Come è emerso ieri dalla presentazione del protocollo, infatti, nessuna delle richieste sino ad ora avanzate dalla cittadinanza, con il sostegno di oltre 10.000 firme della popolazione torinese (no alla vendita, destinazione e fruizione pubblica, unitarietà dell’insieme e progettualità partecipata) è stata accolta dalle istituzioni. Anzi, lo stesso contenuto del protocollo e i suoi intenti progettuali non risultano neanche vincolanti per gli acquirenti.
Per il Comune di Torino il destino della Cavallerizza resta quello originario, ossia la vendita di un bene comune; un bene facente parte del complesso Reale, e — come tale — di fondamentale importanza monumentale e storica non solo per la cittadinanza torinese, ma per tutto il popolo italiano e per la storia nazionale di cui solo tre anni fa questa Città ha celebrato l’anniversario con gran fanfara. Tutto ciò viene portato avanti estromettendo i cittadini che, da oltre 10 mesi, hanno ridato vita  al complesso della Cavallerizza e denunciato la faccenda all’opinione pubblica.
Emblematiche le parole del sindaco Fassino che è stato raggiunto dall’assemblea durante l’inaugurazione del Museo Egizio.

Fassino ha dichiarato che la destinazione pubblica della Cavallerizza verrà assolutamente garantita dal fatto che “il progetto verrà affidato alla Compagnia di San Paolo”, un ente che lui fantasiosamente definisce “para-pubblico”.

Ormai è evidente che belle parole e le dichiarazioni ad effetto dell’amministrazione siano mosse dalla sola preoccupazione di ridare luce alla propria immagine in vista delle elezioni piuttosto che dal reale intento di salvaguardare un bene pubblico, patrimonio della nostra città, dalla speculazione immobiliare.

Per l’amministrazione locale il destino della Cavallerizza sembra segnato  ma, come da un anno a questa parte, la cittadinanza continuerà  con fermezza a lottare perché ciò non avvenga e affinché la Cavallerizza diventi un polo culturale, un luogo di tutti e per tutti.

Ass. Cavallerizza 14:45
Comitato Emergenza Cultura
Istituto Salvemini
Gruppo Citta’ e Territorio dell’Unione Culturale
Circolo Beni Demaniali
Ass. Piemonte Movie

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La soluzione di Passoni per il caso Cavallerizza : c’è n’è per tutti, basta pagare!

In data odierna, è stato presentato durante la Commissione cultura congiunta di regione e comune il Protocollo di Intesa tra enti pubblici e privati per ridefinire il futuro assetto della Cavallerizza.
L’incontro, questa volta, si è tenuto eccezionalmente in regione dove per regolamento le commissioni si svolgono a porte chiuse.
Il protocollo è stato presentato ma non c’è stato dibattito né è stato divulgato il testo integrale dello stesso. L’obiettivo è che sia approvato a scatola chiusa domani dalla giunta comunale.

Il protocollo, presentato come una formalità ormai solo da approvare, sembra la luccicante carta regalo, fiocco compreso, del pacco offerto all’opinione pubblica attraverso la stampa, all’interno del quale la sostanza resta la vendita di un bene comune.
Entrano altri soggetti in gioco ma il potere di decidere, al di là di suggerimenti e consigli su cui tutti si spenderanno, resta in mano agli acquirenti.

“Valorizzazione del bene” per gli assessori Passoni e Parigi resta sinonimo di monetizzazione, nessuno è escluso a priori dal processo purché paghi la sua “fetta”.
In sostanza nessuna delle richieste sino ad ora avanzate dalla cittadinanza (no alla vendita, destinazione e fruizione pubblica, unitarietà dell’insieme e progettualità partecipata), con il supporto di oltre 10.000 firme della popolazione torinese, viene accolta dalle istituzioni, neanche negli intenti.
– Non c’è alcun passo indietro rispetto allo smembramento e alla vendita del bene
– Non è garantita una progettazione e un trattamento unitario delle trasformazioni del complesso
– Il coinvolgimento di una pluralità di soggetti anche pubblici sembra strumentale a nascondere che la progettazione non coinvolgerà direttamente i cittadini nè – aspetto inquietante – passerà neanche attraverso il Consiglio comunale, palesando come le decisioni rispetto ad una questione così delicata e strategica vengano a formarsi fuori dai luoghi che dovrebbero garantire la democrazia.

Gravissima anche la responsabilità della Soprintendenza, il cui silenzio sull’importanza del compendio nella sua unitarietà spiana di fatto la strada al suo smembramento a fini commerciali.
In ogni caso, come recita l’art 5, il protocollo stesso non è vincolante per gli acquirenti.
Per cui, al di là delle belle parole e delle indiscrezioni dei media su interventi salvifici di folcloristici imprenditori, il destino della cavallerizza resta senza garanzie.

L’unica certezza rimane la vendita che rischia di assomigliare alla spartizione di una golosa torta speculativa.

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