Diritto Allo Studio/Documenti/Tematiche

Per un Diritto allo Studio garantito a tutti e tutte: ecco il nostro piano!

Ad ormai quasi un anno dalle passate elezioni regionali, ci pare giunto il momento di un primo bilancio a proposito delle politiche della nuova giunta guidata da Chiamparino in materia di diritto allo studio. Il Piemonte usciva da quattro anni di tagli indiscriminati e di scelte regressive da parte del governo Cota, che avevano avuto effetti disastrosi sulla popolazione studentesca; le mobilitazioni furono costanti e diffuse, al punto che il diritto allo studio era, nel momento della campagna elettorale della scorsa primavera, un tema di dominio pubblico. Fin troppo facile e scontato, per chi si candidava a governare la Regione al posto dei ladri leghisti, annunciare un cambio di rotta radicale nell’erogazione delle borse di studio e dei servizi di welfare per gli studenti. A un anno da quegli annunci, riconosciamo che alcuni passi in avanti sono stati fatti– molto timidi su alcuni aspetti, più coraggiosi su altri –, ma certamente insufficienti rispetto ai bisogni materiali e culturali di una popolazione studentesca in aumento nella nostra città, nonchè rispetto alle promesse della campagna elettorale. fame di dirittiRiprendendo il documento con cui annunciammo l’occupazione della Mensa Liberata di via Principe Amedeo nel novembre del 2013 in opposizione alla giunta Cota, e ancora tristemente attuale, la nostra analisi e le nostre rivendicazioni toccano i tre macrotemi di competenza regionale: finanziamento dell’Edisu (Ente regionale per il diritto allo studio universitario); criteri di accesso alle borse di studio e ai posti letto in residenza; gestione ed estensione dei servizi in carico all’Edisu (sale studio, mense e residenze).

Finanziamento regionale all’Edisu

Le entrate nelle casse dell’Edisu si compongono di tre voci: la contribuzione studentesca (all’interno delle tasse universitarie di ciascuno di noi studenti, 140 euro sono destinati all’Edisu), i trasferimenti di fondi da parte del Ministero e il finanziamento regionale. Parallelamente all’aumento della quota contributiva a carico degli studenti e al dimezzamento dei trasferimenti statali, scesi a circa 6 milioni di fronte agli oltre 11 dell’a.a 2010-2011, le scelte della passata giunta leghista decretarono una caduta libera dei finanziamenti regionali, che passarono dai 26milioni del 2010 ai miseri 10 milioni del 2012, poi leggermente ritoccati a 12 l’anno successivo: è la storia nota degli oltre 6.000 studenti che persero, da un anno all’altro, la borsa di studio e il posto letto, molti dei quali furono ridotti in povertà e costretti ad abbandonare Torino o persino gli studi.

Nel 2014, la nuova giunta di centrosinistra appena insediatasi portò a 17 milioni la cifra che il bilancio regionale assegnava all’Edisu, con un incremento di oltre 5 milioni in sede di chiusura di bilancio. La direzione pareva essere quella giusta, quell’investimento consentiva la copertura di circa l’85% delle idoneità a borsa di studio e lasciava ben sperare per la copertura totale per l’anno venturo. E invece quest’anno la previsione di bilancio, in discussione in questo mese in Commissione e in Consiglio Regionale, per l’anno 2015 abbassa quella cifra a 15,3 milioni. Non soltanto un’evidente sconfessione delle promesse elettorali, a cui in Italia siamo tutti abituati, ma soprattutto una retromarcia politica destinata a consumarsi nuovamente sulla pelle degli studenti meno abbienti.
E’ notizia pubblica che alcuni consiglieri regionali si stanno impegnando a trovare le risorse per aumentare il finanziamento e pareggiare almeno la cifra dell’anno scorso. Ci sentiamo leggermente confortati, ma vogliamo ribadire la nostra posizione: ciò che chiediamo e pretendiamo non sono 1 o 2 milioni in più alla voce diritto allo studio, bensì un rifinanziamento completo, che raggiunga nuovamente i numeri del 2010 e consenta la copertura del 100% delle idoneità. Vogliamo 10 milioni in più rispetto ai 15.3 oggi in discussione, e non 1 milione o 2, non per recitare il copione già scritto dei giovani ribelli che vorrebbero sempre tutto e di più, ma perchè siamo convinti che un diritto sia tale solo se è per tutte e tutti, nessuno escluso, e che in particolare il diritto allo studio costituisca uno strumento di giustizia sociale e di redistribuzione delle opportunità fondamentale in una fase storica in cui le diseguaglianze socio-economiche crescono vertiginosamente e l’impoverimento generalizzato delle famiglie italiane impedisce a molti giovani di poter accedere agli studi. La figura dell’ “idoneo non beneficiario” rappresenta un calpestamento della dignità umana e della dignità del futuro, oltre che dell’articolo 34 della Costituzione.
Ci chiediamo: quanto ancora dovremo aspettare per l’eliminazione degli idonei non beneficiari e il rifinanziamento regionale completo del diritto allo studio? Dopo gli anni in cui abbiamo subito l’attacco frontale guidato da Cota e dai suoi seguaci, nessuno può chiederci di essere pazienti, o di ritenerci parzialmente soddisfatti per la situazione attuale, né comprensivi delle difficoltà di bilancio degli enti pubblici, quando la voce sul diritto allo studio rappresenta una percentuale minima e quasi ininfluente nel complesso del bilancio regionale.

Criteri di accesso previsti dal bando Edisu per borse di studio e posti letto

La linea politica della ex-giunta leghista promosse, accanto ai tagli sistematici delle risorse, l’inserimento di un criterio di media sempre più stringente, con cui la platea degli idonei fu ristretta di anno e anno, nella vana speranza di mascherare in questo modo la grave insufficienza delle risorse investite.
Così, nell’a.a. 2012-2013 il bando relativo all’assegnazione delle borse di studio inserì come criterio principale la media del 25, valida per tutti i corsi di laurea di tutti gli anni successivi al primo.
L’anno successivo la giunta Cota ha eliminato la media ECTS del 25, sostituendola con la fascia “c” della media ects , in molti casi superiore al 25 e differente per ogni corso di studio. A centinaia di studenti fu comunicato, nel pieno dell’anno accademico, che se non avessero raggiunto la media del 27 o del 28 non avrebbero potuto confermare né la borsa di studio né il posto letto. Il Piemonte era la prima e unica regione d’Italia a inserire quei valori tra i criteri d’accesso, medie scellerate e prive di alcuna motivazione, se non la volontà politica di generare ulteriore esclusione degli studenti dal percorso universitario.
A seguito delle numerose mobilitazioni studentesche che contestavano quel criterio di merito così escludente, sono state organizzate assemblee pubbliche nelle sedi universitarie e nelle residenze e fu formulata la proposta di eliminazione della media-voti dai criteri di accesso al bando Edisu. La proposta è stata presentata alla nuova giunta regionale e accolta sin da subito dall’assessore Monica Cerutti: gli unici criteri che sono stati mantenuti sono quello del reddito e quello dei crediti (cfu) accumulati. A questo proposito non possiamo che esprimere la soddisfazione per il lavoro portato a termine attraverso la collaborazione di più parti, e d’altra parte notare che la storia ci dimostra ancora una volta che le mobilitazioni studentesche seminano sempre qualcosa di buono nel terreno della politica, al di là dei variabili tempi della raccolta.

Sale studio

Sale studio, mense e residenze universitarie sono i principali servizi erogati dall’Edisu.
Oggi l’Edisu gestisce nella città di Torino ben sei sale studio (Opera e Bunker in San Salvario, Moro e Verdi accanto a Palazzo Nuovo, l’aula studio di corso Castelfidardo e la sala di C.so Svizzera ). Le nostre rivendicazioni sulle sale studio riguardano tanto l’estensione del servizio quanto il modello gestionale. L’apertura di due sole sale studio (Opera e Verdi) nel corso del weekend era insufficiente alla prova dei fatti, soprattutto durante la sessione d’esami, con lunghe code sin dalle 8 del mattino del sabato e della domenica; a seguito delle numerose segnalazioni e lamentele che ci sono pervenute e che abbiamo raccolto nella pagina fb “Vogliamo lo spazio per studiare – #Whereismyplace?”, le nostre pressioni hanno trovato una pronta risposta da parte del#whereismyplace Cda dell’Edisu e della sua presidente Marta Levi, che hanno aperto una terza sala studio, il Bunker, nei weekend della sessione esami invernali e sarà aperto dall’11 maggio per tutti i weekend della sessione estiva. Nello stesso tempo, numerose sono state anche le pressioni a proposito della limitata apertura serale delle sale studio soltanto fino a mezzanotte, quando i tempi di vita e di studio sono sempre più sfumati e molti studenti dopo la mezzanotte non sanno dove proseguire lo studio. Anche in questo secondo caso, riconosciamo, per ora, una pronta risposta da parte dell’Edisu, con l’estensione dalla mezzanotte fino alle due di Verdi e Opera, sempre a partire dall’11 maggio.
A queste notizie senz’altro positive si accompagnano, tuttavia, ulteriori riflessioni e richieste da parte nostra. Chiediamo che l’estensione del servizio nella fascia serale e nel corso del weekend sia confermato e stabilizzato per l’anno prossimo e vada oltre l’urgenza delle singole sessioni esami. Al tempo stesso siamo convinti che il servizio delle postazioni studio sia tutt’oggi ancora insufficiente e siano necessarie nuove estensioni, in particolar modo vorremmo portare all’attenzione della politica che le sale studio esistenti sono poche rispetto ai centomila studenti della nostra città. Perchè non aprire nuove sale studio e distribuirle in modo più variegato nei quartieri della città, specialmente in quelli dove la vita universitaria è in via di sviluppo? Oppure, perchè non tenere aperta una sala studio per tutta la notte, almeno in via sperimentale, come succede in altre città italiane?
Chiediamo inoltre una gestione differente delle sale studio rispetto al passato, che preveda il coinvolgimento attivo degli studenti nella programmazione e nella conduzione dei servizi. La gestione partecipata dagli studenti dei servizi in carico all’Edisu, a partire dalle sale studio, potrebbe infatti presentare numerosi vantaggi, dall’opzione politica di un “Edisu Comune” fino a quella più socialmente utile di incrementare il programma di borse di studio attraverso l’erogazione di borse lavoro che consentirebbe agli studenti a basso reddito un “lavoretto” riconosciuto e dignitosamente retribuito, per di più a contatto con la vita universitaria, a differenza dei molti lavori in nero e/o scarsamente retribuiti che molti studenti devono procacciarsi per sopravvivere. Sottolineiamo, per precisione, che questo nostro ragionamento è alla radice differente dal sistema della collaborazione part-time delle 200 ore, che Edisu prende a prestito dagli atenei, poiché si parla di gestione partecipativa e non vi è partecipazione che non sia collettiva, mentre le 200 ore, per come funzionano oggi, sono un rapporto di lavoro del tutto individuale e atomistico tra l’Ente e il singolo studente.

Mense

Il servizio di erogazione di pasti presso le mense dell’Edisu è oggi sicuramente poco efficace e poco utilizzato dagli studenti, ma al tempo stesso individuare soluzioni e proposte è cosa problematica. Crediamo che vadano fatti, per l’anno prossimo, alcuni tentativi sperimentali per dotarsi in futuro di un maggior numero di strumenti di intervento. Una valutazione è però chiara sin d’ora: i principali fattori del basso utilizzo delle mense da parte della popolazione studentesca sono la scarsa qualità del servizio e l’eccessivo costo dello stesso. Per questo chiediamo che dall’anno prossimo:
1) sia istituita una commissione mista tra studenti e responsabili dell’Edisu, che monitori e valuti costantemente il menù proposto nelle mense e la qualità del cibo servito;
2) una maggiorazione delle fasce con cui viene stabilito, in base al reddito, il costo cadauno del pasto ridotto o completo presso le mense. Se ad oggi le fasce sono tre e corrispondono a tre differenti tariffe (3.50, 5.50 e 7.50 per il pasto completo), crediamo che vadano raddoppiate la fasce d’accesso al servizio senza aumentare con ciò la fascia massima, al fine di consentire una riduzione del costo medio del pasto.

Residenze

Abbiamo avuto, nel corso degli anni, numerosi riscontri all’interno delle residenze Edisu di una scarsissima trasparenza dei criteri con cui i posti letto delle diverse residenze sono assegnati agli idonei, e di forti incoerenze nell’applicazione di un unico regolamento per tutte le residenze stesse. Su questi due punti, confrontandoci in questi ultimi mesi con i rappresentanti delle residenze, intenderemmo lavorare in termini vertenziali di protesta e di proposta.
I criteri di distribuzione dei borsisti nelle residenze non sono oggi chiari a nessuno, spesso non è tenuta adeguatamente in conto la dislocazione delle relative sedi universitarie, né si spiega il motivo per cui alcune richieste di trasferimento siano accolte e altre no. Pertanto pretendiamo l’istituzione di una commissione sui criteri di assegnazione dei posti-letto, a composizione mista tra l’amministrazione dell’Edisu e i rappresentanti delle residenze e degli studenti, affinchè ogni passaggio possa essere valutato alla luce del sole.
In secondo luogo, il regolamento che oggi norma la vita degli studenti di tutte le residenze risulta per alcuni versi limitante e soffocante. In particolare, vogliamo ridiscutere una questione molto sentita da chi vive nelle residenze, vale a dire la possibilità di prolungare l’orario d’entrata e di uscita degli ospiti. Siamo assolutamente consapevoli che vada monitorata e regolata la circolazione di persone esterne, specialmente durante la notte, ma crediamo che vada consentita la possibilità di studiare con un amico o stare con il proprio compagno/la propria compagna in camera oltre la mezzanotte, al fine di una migliore vivibilità del servizio. Pretendiamo inoltre che tutte le residenze vengano al più presto dotate di una connessione wi-fi, di stampanti e di fotocopiatrici.
Con i rappresentanti delle residenze e gli studenti che le abitano è partito un percorso di discussione collettiva intorno a questi nodi, nell’ottica di una ridefinizione partecipata dei criteri e di una scrittura condivisa di singoli regolamenti per ciascuna residenza, in accordo con le situazioni vigenti nelle singole strutture. E’ fondamentale che l’Assemblea Regionale per il Diritto allo Studio sia messa nelle condizioni di fare da tramite nei confronti dell’Ente, affinchè chi vive e abita quotidianamente i servizi Edisu possa avere voce in capitolo a proposito degli stessi.

Torino città universitaria

Il progetto comunale tanto sbandierato nella campagna elettorale del 2011, approvato poi nel 2012 e rilanciato spesso sulle testate giornalistiche della “Torino Città Universitaria” ha visto oggi ben poche iniziative concrete a favore degli studenti (uno dei pochi esempi che possiamo citare è l’impiego delle collaborazioni part-time per la c.d. “scuola dei compiti”); le ricadute positive del progetto sono state limitate e non hanno contribuito a migliorare significativamente le condizioni della popolazione universitaria di Torino. Il progetto comunale si sta dunque rivelando un’operazione per lo più pubblicitaria, per la promozione di una nuova immagine post-industriale della città, quando nella realtà dei fatti gli sforzi dell’amministrazione si sono concentrati di più nella retorica di chi vuol fare di “Torino Città Universitaria” più un brand per il marketing, piuttosto che nella concretezza di iniziative che rispondessero ai bisogni della popolazione studentesca. Ci terremmo a segnalare questo fatto e tutta la nostra delusione alla Giunta Comunale, che continua a rivendicarsi la costruzione di una città universitaria quando i pochi incontri chiesti agli studenti non hanno prodotto risultati interessanti e ad oggi il confronto con gli studenti e le rappresentanze studentesche è stato abilmente sospeso.
Il vero cuore del progetto è ben altro rispetto alle attese, ed è rappresentato dal piano sulla residenzialità universitaria elaborato e venduto qua e là dall’assessore comunale Stefano Lorusso. Esso consiste nella concessione a privati di edifici dismessi ed aree comunali abbandonate per la realizzazione di nuove strutture abitative per studenti. Il cosiddetto “Masterplan delle Residenze Universitarie” mette nella famelica bocca di investitori e di cementificatori privati ben 10 aree urbane destinate a mostruose speculazioni, tra cui l’Ex Italgas, la Manifattura Tabacchi, variante 200 e scalo Vanchiglia, Città della Salute, Ex Moi, Ex Combi; Mirafiori TNE).
I soggetti interessati ai progetti di edilizia universitaria promossi dalla Città di Torino, sia come investitori immobiliari sia come soggetti gestori di strutture residenziali, saranno dunque banche, fondazioni bancarie, associazioni di sharing, gruppi privati (ad esempio il gruppo Caltagirone), insieme all’immancabile Compagnia di San Paolo. Il ruolo di questi attori in gioco non potrà che essere il perseguimento dei loro interessi di parte, attraverso lo sfruttamento della rendita urbana, la costruzione edilizia di nuovi stabili e il profitto mensile sugli affitti delle residenze: la residenzalità universitaria è così trasformata in oggetto di speculazione e investimenti privati.

Questo progetto guidato da Lorusso non solo non è mai stato sottoposto al confronto con la componente studentesca, ma non è stato nemmeno oggetto di discussione negli organi decisionali e competenti degli Atenei, né in CORECO (Comitato Regionale di Coordinamento); in queste sedi assessori, i Rettori, accompagnati dalla fondazione CRT e dalla Compagnia di SanPaolo si sono limitate a presentare un progetto già concluso. Questa totale esclusione degli studenti fa sì che molte siano le domande e i dubbi a cui non troviamo risposta: non abbiamo alcuna garanzia sull’ammontare degli affitti in queste residenze, fattore non da poco dato che potrebbe spostare verso l’alto tutto il mercato degli affitti della Città, né immaginiamo come verranno trovati e selezionati i 5.000 studenti a cui il Comune dice di voler dare un tetto.

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