Senza categoria

Un nuovo mostro trasforma la città: il Masterplan delle residenze universitarie

Quando parliamo del “masterplan delle residenze universitarie” non ci riferiamo ad un “masterplan” propriamente inteso né di un singolo documento unitario, bensì di un insieme di strategie, iniziative e progetti promossi dalla Città di Torino a partire dal 2012 in seguito all’approvazione da parte della Giunta Comunale della prima delibera “quadro” a firma Pellerino (assessore alle Politiche Educative)? sul progetto “Torino Città Universitaria”. Questo progetto, il cui avvio ufficiale fu preceduto dagli annunci della campagna elettorale del 2011, ha visto fin ora ben poche iniziative concrete a favore degli studenti (uno dei pochi esempi che possiamo citare è l’impiego delle collaborazioni part-time per la c.d. “scuola dei compiti”); le sue ricadute positive sono state limitate e non hanno contribuito a migliorare significativamente le condizioni della popolazione universitaria di Torino. Il progetto comunale si sta dunque rivelando un’operazione per lo più pubblicitaria, per la promozione di una nuova immagine post-industriale della città, quando nella realtà dei fatti gli sforzi dell’amministrazione si sono concentrati di più sulla costruzione di una retorica di “Torino Città Universitaria” e di un brand per il marketing territoriale, piuttosto che nella concretezza di iniziative rispondenti ai bisogni della popolazione studentesca.

La linea di azione relativa al problema della residenzialità universitaria rappresenta invece il vero e proprio cuore del progetto “Torino Città Universitaria”. La delibera del 2012 la illustra con queste parole: “concessione a privati di edifici e aree dismessi per la riqualificazione in residenze universitarie destinate a studenti dei primi anni con regole di accesso concordate in convenzioni; di questi posti letto una quota riservata a studenti meritevoli e privi di mezzi con tariffe legate a merito e reddito”.

Sulla base di tali presupposti una successiva delibera della Giunta Comunale a firma Curti (allora assessore all’Urbanistica) adotta un documento predisposto da Urban Center Metropolitano e che rappresenta la prima vera e propria versione del “masterplan”. Questo documento, oltre ad un’analisi della geografia dei poli e dei distretti universitari, propone sette nuovi ambiti di localizzazione per nuove residenze e servizi universitarie. Le aree interessate sono le seguenti:

1. Ex Italgas;
2. Manifattura Tabacchi;
3. variante 200 e scalo Vanchiglia (*);
4. Città della Salute (*);
5. Ex Moi;
6. Ex Combi;
7. Mirafiori TNE.

Alcune di queste aree (*) per via dell’indeterminatezza dei progetti e dei programmi urbanistici in cui ricadono risultano ancora poco definite dal punto di vista spaziale; le altre ricadono principalmente in ATS (aree da trasformare per servizi) o in ZUT (zone urbane di trasformazione) selezionate da Urban Center Metropolitano in virtù della loro posizione strategica vicina ai poli universitari “in contesti qualificati dal punto di vista ambientale e facilmente accessibili” e con l’obiettivo parallelo di riqualificare le parti di città in cui ricadono.

Dal punto di vista concreto le iniziative della Città di Torino per la realizzazione di nuove residenze universitarie evolvono secondo una linea non coincidente con quanto previsto da questo documento. Il primo progetto avviato, infatti, non riguarda nessuna delle aree citate ma ricade nell’ambito di via Caraglio con la realizzazione della residenza Campus Sanpaolo. Attraverso una gara pubblica la Città di Torino ha attribuito il diritto di superficie 99-ennale ad un fondo immobiliare (Fondo Erasmo) attivo nel comparto delle residenze universitarie, gestito da Fabrica Immobiliare Sgr (Gruppo Caltagirone e Banca MPS) e sottoscritto dal Fondo Aristotele (INPS) e dal FIA (Fondo investimenti per l’abitare) della Cassa Depositi e Prestiti; conseguentemente la Città di Torino ha dato il via alla realizzazione della residenza universitaria con una convenzione che regola le caratteristiche e le tariffe massime dei posti letto. La successiva gestione della struttura è affidata a Sharing Srl, società attiva nel campo del social housing partecipata da Oltre Venture (società di “venture capital sociale” tra i cui soci vi è la Fondazione CRT) e dalla cooperativa DOC, che a Torino ha già in carico la gestione dell’omonima struttura di via Agliè nonchè il progetto “StessoPiano”.

Risulta interessante riportare questa panoramica delle realtà coinvolte in questa iniziativa perchè offre un esempio della natura dei soggetti interessati ai progetti di edilizia universitaria promossi dalla Città di Torino, sia come investitori immobiliari sia come soggetti gestori di strutture residenziali. In generale, il caso del Campus Sanpaolo di via Caraglio è utile per comprendere il meccanismo di funzionamento di queste operazioni così come il ruolo e gli interessi dei diversi attori in gioco ovvero, rispettivamente, gli investitori che intervengono per la realizzazione delle nuove residenze universitarie e la Città di Torino, che ricopre il duplice ruolo di regista ed attore.
È probabilmente scontato osservare come l’interesse dei primi sia rappresentato dallo sfruttamento della rendita urbana. Gli interessi dell’amministrazione comunale sono da ricercare nei vantaggi che derivano dall’attivazione di processi di trasformazione urbana: non solo l’opportunità di incassare oneri di urbanizzazione come avviene per tutte le realizzazioni edilizie nonchè di recuperare ulteriori risorse qualora le trasformazioni riguardino aree di proprietà pubblica delle quali si prevede la vendita od una messa a valore in altre forme, ma anche altri vantaggi indiretti, principalmente legati all’effetto di riqualificazione urbana che questi progetti determinano nei quartieri in cui ricadono (con le relative ripercussioni sui valori immobiliari) ed al forte guadagno in termini di immagine che chi governa la città conta di ottenere.

In generale si può dire che gli interessi suscitati dal “masterplan” tanto negli investitori quanto nel comune siano i più classici appetiti economici che accompagnano tutti i processi di speculazione immobiliare: appetiti naturali per soggetti privati finalizzati per vocazione al profitto ma divenuti la norma anche nel campo dell’amministrazione comunale, con la forte contrazione delle finanze locali dovuta all’indebitamento ed al taglio dei trasferimenti statali e l’affermarsi di una cultura privatistica nella gestione delle risorse pubbliche.
L’interesse della Città di Torino, già facilmente leggibile nella prima fase delle iniziative di promozione della residenzialità universitaria, diventa particolarmente chiaro con l’avvio della seconda fase, guidata dall’assessore Lo Russo, con la pubblicazione da parte della Città di Torino del dossier “Torino University City – Opportunities for Urban Transformation” che riprende parte dei contenuti descrittivi e parte delle aree del precedente documento di Urban Center Metropolitano, indicando nuovi ambiti per la realizzazione di residenze universitarie e servizi per gli studenti. Questa seconda fase privilegia in larga misura gli interventi che coinvolgono aree di proprietà comunale, comunicando manifestamente quanto il “masterplan” rappresenti per l’amministrazione uno strumento per collocare sul mercato una parte del proprio patrimonio che altrimenti risulterebbe molti difficile alienare.
Nello specifico si tratta delle aree:

1. Combi;
2. Ponte Mosca;
3. Ex Nebiolo;
4. Ex Osi-Ghia;
oltre ad alcuni singoli edifici:
5. via Fiochetto ang. corso XI febbraio;
6. corso Farini ang. via Manin;
7. via Lombroso 16.

La realizzazione di poli residenziali destinati agli studenti, nel contesto attuale di forte crisi del mercato immobiliare tradizionale, rappresenta una modalità “nuova” per l’attivazione di questi processi speculativi: in una città la cui dinamica demografica non vede un incremento di popolazione, la componente studentesca rappresenta una delle poche fasce in crescita grazie ai sempre più numerosi fuorisede che scelgono Torino come sede universitaria. Lo studentato è dunque percepito sempre più come una valida alternativa alla normale edilizia residenziale e come un investimento più sicuro e redditizio. Per il Comune, inoltre, rappresenta una possibilità di aggirare i vincoli del PRGC in quanto permette di classificare fittiziamente come “servizi” strutture che nei fatti avranno di fatto una funzione residenziale o tutt’al più ricettiva, permettendone la realizzazione anche in aree (come le ATS) nelle quali non sarebbe consentita.

In una fase di taglio della spesa pubblica dettata da politiche recessive in linea con i dettami europei dell’austerity , continuo definanziamento del welfare e dei servizi pubblici, aggiungendo il nuovo restringimento delle idoneità per borse di studio a causa dei criteri del decreto dell’ISEE l’unica risposta che l’amministrazione è in grado di dare include solamente privatizzazione progressiva del welfare, partendo dalla residenzialità universitaria arrivando alla mobilità.

Con un numero sempre crescente di precari e disoccupati la risposta non può essere quella di aumentare le diseguaglianze sociali ma al contrario di abbatterle, per questo ogni persona ha diritto ad accedere ad un sistema di reddito universale che renda libere le persone dal ricatto della precarietà.

In sintesi, cosa produrrà il Masterplan delle residenze universitarie?

1. Privatizzazione di un’ulteriore quota di del patrimonio immobiliare pubblico (comunale e non solo) al solo scopo di “fare cassa” e cercare una soluzione all’attuale povertà di risorse attraverso la svendita del territorio e del patrimonio.
2. Realizzazione di interventi privati di edilizia residenziale o ricettiva all’interno di aree destinate a servizi pubblici, con una sostanziale violazione del Piano Regolatore.
3. Accelerazione dei processi di gentrificazione già in atto nelle parti di città interessate dai progetti e del conseguente processo di espulsione della popolazione residente con redditi più bassi o di attività economiche non più compatibili con la nuova natura dei quartieri.

4. Assenza di interventi finalizzati ad aumentare l’offerta di servizi per tutti ed in particolare per la popolazione universitarie, poiché le strutture ed attrezzature che saranno realizzate a questo scopo (aule studio, palestre, etc.) saranno ad uso esclusivo degli ospiti delle residenze private e di chi potrà permettersi di accedervi a titolo oneroso.

5. In generale, un processo diffuso di trasformazione di consistenti parti di città che non tiene conto delle esigenze degli abitanti attuali e potenziali (a partire dagli studenti fuori sede) ma muove solo dalla fame di speculazione di chi intende promuovere questi interventi.

6. Trasformazione scellerata dell’assetto urbanistico senza alcun tipo di pianificazione che tenga conto delle necessità del territorio e dei suoi abitanti.

Cosa vogliamo?

1. Una città che sia davvero a misura di studenti e cittadini che sappia soddisfare le esigenze delle fasce più vulnerabili della popolazione, come precari e migranti, e che garantisca spazi pubblici vivibili e servizi fondamentali per tutti.

2. Un utilizzo pubblico e sociale, al di fuori di ogni logica di mercato, del patrimonio pubblico e delle aree dismesse presenti nei nostri quartieri.

3. Un programma di investimenti pubblici per ampliare l’offerta di posti letto per gli studenti fuori sede in condizioni di difficoltà economica, con il coinvolgimento dell’ente regionale per il diritto allo studio.

4. Una gestione pubblica e non lucrativa di tutti i servizi residenziali nell’ambito del sistema regionale di diritto allo studio, con una garanzia di gratuità dell’offerta di alloggi per gli studenti economicamente più deboli.

5. Un’estensione ed un potenziamento dei servizi rivolti alla generalità degli studenti, per fare sì che la nostra città possa essere davvero “universitaria”.

6. Progetti di residenzialità pubblica per rispondere all’attuale situazione di emergenza abitativa e dare risposta al fabbisogno di alloggi per sfrattati, migranti, precari, studenti a basso reddito ma esclusi dal sistema del diritto allo studio.

7. Dopo anni di progressivo smantellamento del welfare, dal diritto allo studio per arrivare alla sanità, vogliamo il reddito garantito a tutti e tutte che garantisca dignità e autonomia alle persone.

Questo Masterplan non è che il sintomo di una malattia che ha colpito la nostra città negli ultimi decenni: è ora di rivendicare e riprendere dal basso e collettivamente il nostro diritto di vivere la città avendo accesso ai servizi, alla cultura, alla mobilità e alla socialità.

Contro precarietà e speculazione, reddito e partecipazione!#siamoincredito

Venerdì alle ore 18,00 incontriamoci per discuterne insieme in assemblea pubblica nell’area dismessa dell’Ex Italgas ( C.so Belgio angolo c.so Farini)

Studenti Indipendenti – Alter.POLIS – LaSt

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...